Magia, Cartomanzia, Superstizione e Spiritismo

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Magia, Cartomanzia, Superstizione e Spiritismo

Il futuro nelle stelle? Qualche considerazione sull’astrologia.

di Andrea Menegotto

E’ ormai consuetudine affermata che durante i giorni di fine e inizio anno, astrologi, cartomanti, chiromanti, chiaroveggenti, operatori dell’occulto in genere e sedicenti "profeti" con la loro presenza e le loro previsioni affollino gli studi televisivi e radiofonici e le pagine di molti periodici. E’ pur vero, però, che seppure l’avvento di un nuovo anno sembra rappresentare l’occasione propizia per un’intensificazione delle previsioni astrologiche, non trascorre giorno, settimana o mese senza che i mezzi di informazione, insieme alla cronaca, vorrebbero trasmetterci anche notizie circa il nostro destino così come gli astri lo rivelerebbero. Statistiche attendibili affermano che se la metà degli italiani consulta l’oroscopo, il 30% dichiara di crederci; il dato è poco rassicurante, tanto più che la percentuale dei cattolici che frequentano settimanalmente - o almeno con una certa regolarità - la messa domenicale non appare di molto superiore a questa. L’astrologia, dunque, è una credenza diffusa, di cui - prima di dare una valutazione - sarà utile cercare di comprendere le origini e i presupposti.

Magia, Cartomanzia, Superstizione e Spiritismo



1. L’astrologia, una superstizione dai connotati pseudoscientifici

L’astrologia è definibile come lo studio dell’influsso che gli astri (Sole, Luna, pianeti e stelle) dovrebbero esercitare sugli eventi che accadono sulla Terra. Gli astrologi ritengono che la posizione occupata dagli astri nel momento della nascita di una persona, così come i loro successivi movimenti, determinino sia il carattere che il destino di quella persona.

Essa è una pratica che ha origini antichissime anche se non ben definite, probabilmente si sviluppò in modo indipendente in diverse civiltà. I Caldei, che abitavano in Babilonia (l’attuale Iraq), svilupparono una forma originale di astrologia già nel 3000 a.C., in seguito la propagarono in Egitto, Asia Minore, Grecia e Roma; i Cinesi, invece, cominciarono a praticare l’astrologia prima del 2000 a.C., mentre altre forme si svilupparono nell’antica India e tra i Maya del Centro America. Probabilmente lo spunto comune che fece nascere l’astrologia - seppure in forme e contesti culturali e storici diversi - fu la constatazione che il moto di alcuni corpi celesti, e in particolare del Sole, determina il ciclo delle stagioni e il successo dei raccolti. Su questa base si può pensare che vennero sviluppati sistemi più ampi, nei quali si supponeva che la posizione o il movimento dei corpi celesti potesse condizionare ulteriori aspetti della vita. Già prima del 500 a.C. l’astrologia era diffusa in Grecia, dove filosofi come Pitagora e Platone la incorporarono nello studio della religione e dell’astronomia, fu in seguito ampiamente praticata in Europa nel corso del medioevo, nonostante le condanne pronunciate da molte autorevoli figure ecclesiastiche. Fino al XVI secolo l’astrologia e l’astronomia erano considerate scienze complementari, ma le scoperte di astronomi quali Niccolò Copernico (1473-1543) e Galileo Galilei (1564-1642) ne misero fortemente in crisi i fondamenti. Da allora la quasi totalità degli scienziati non è più disposta a considerare l’astrologia come "scienza", per cui essa viene nettamente distinta dall’astronomia, la quale invece è una scienza esatta che studia gli astri nella loro natura, massa, moto, movimento, costituzione e trasformazione.



2. L’errore

L’astrologia si basa su un grosso errore: la costruzione di un qualsiasi oroscopo è fondata sul sistema tolemaico (elaborato da Claudius Tolomeo, 100?-170? d.C.), che vede la Terra al centro dell’universo, e tutti i cinque pianeti assieme al Sole e alla Luna che ruotano attorno ad essa. Al sistema tolemaico subentrò il sistema copernicano che pone non più la Terra ma il Sole al centro dell’universo e fu elaborato, appunto, da Copernico, le cui teorie furono convalidate nel corso dei secoli dal progredire dell’astronomia e dalla diretta osservazione dell’universo, prima tramite telescopi e poi anche attraverso i viaggi degli astronauti nello spazio. Dal punto di vista scientifico, perciò, il sistema tolemaico ha solo un valore puramente storico. Dunque, tutti i possibili movimenti che gli astrologi considerano nelle loro congetture sono solo apparenti, dal momento che si basano sull’ipotesi erronea che la terra sia ferma e tutto il resto si muova ruotando intorno ad essa.



3. Gli oroscopi

Gli astrologi elaborano delle carte chiamate "oroscopi" (i più moderni si avvalgono per questo anche del computer), sulle quali sono riportate le posizioni che i corpi celesti occupavano all’istante della nascita di una persona. Molto importante è la posizione degli astri lungo l’"eclittica", il cammino del Sole nel suo moto apparente intorno alla Terra. Questa è suddivisa in 12 sezioni, cui corrispondono altrettante costellazioni, dette "segni" (Ariete, Toro, Gemelli, Cancro, Leone, Vergine, Bilancia, Scorpione, Sagittario, Capricorno, Acquario e Pesci), a ciascuna delle quali gli astrologi assegnano un simbolo cui viene associato un particolare insieme di caratteristiche umane (questo sistema viene chiamato "zodiaco"). Ad ogni pianeta (tra i quali sono inclusi anche il Sole e la Luna) viene assegnato un particolare segno che dipende dalla posizione in cui il pianeta appare sull’eclittica nel momento della stesura dell’oroscopo. Ciascun pianeta rappresenta un aspetto di base della personalità ed ogni segno ne rappresenta l’insieme delle caratteristiche più salienti. Quando l’astrologo designa una persona come appartenente ad un certo segno, ad esempio al Leone piuttosto che all’Ariete, si riferisce al segno che il Sole occupa all’atto della nascita della persona, in rapporto allo zodiaco. L’oroscopo inoltre è diviso in dodici "case", le quali sono riferite al periodo delle 24 ore che la Terra impiega a compiere una rotazione attorno al proprio asse. Queste case influenzano l’andamento di certe aree della vita della persona, quali il matrimonio, la salute, il lavoro, i viaggi e la morte. Gli astrologi costruiscono le loro predizioni interpretando le posizioni degli astri rispetto ai segni e alle case dell’oroscopo.



4. Qualche considerazione

E’ accertato scientificamente che gli astri determinano alcuni fenomeni naturali, questo è il caso, ad esempio, della Luna che - data la sua particolare vicinanza alla Terra - gioca un ruolo decisivo nella determinazione del flusso delle maree o dell’andamento delle coltivazioni. Ma l’astrologia ha ben altre pretese: essa è una forma di divinazione (predizione del futuro) e come tale comporta un insieme innumerevole di credenze più o meno superstiziose; su alcune di esse sarà opportuno soffermarsi per un’analisi.

Innanzi tutto, bisogna notare che i segni prendono il loro nome dal disegno luminoso che le stelle sembrano tracciare nella volta celeste durante la notte. In realtà questo corrisponde semplicemente ad un’illusione ottica, in quanto la volta - a differenza di come si pensava anticamente - non è piana e le stelle che compongono i disegni a cui i segni si riferiscono sono disposte su diversi piani, addirittura a distanza di parecchi milioni di anni. Inoltre, attribuire ad un segno un determinato carattere, in base all’oggetto o all’animale che sembra essere raffigurato sulla volta celeste, è solo un’ipotesi fantastica, che non trova alcuna conferma scientifica. Occorre poi dire che i pianeti considerati nell’astrologia sono solo cinque, perché quando vennero formulati i fondamenti e le regole dell’astrologia, non se ne conoscevano di più. Stranamente, i pianeti che non erano visibili allora - cioè a occhio nudo - sembrano non essere influenti sugli eventi umani, lo stesso si può dire delle stelle che non erano ancora note.

Gli oroscopi sono poi molto generici e contraddittori fra loro, per rendersi conto di questo basta leggerne diversi che si riferiscono però allo stesso segno su riviste del medesimo giorno. Determinante per l’attribuzione del segno è il momento della nascita, ma anche questo è uno dei tanti errori dell’astrologia, infatti il nascituro comincia il suo cammino di sviluppo fisico e psichico già dal concepimento e non dal momento della nascita, ed è dunque dal concepimento che egli può subire l’influenza di fattori che determinano la sua salute, la sua personalità e quindi la sua vita futura.

L’astrologia appare la decisa negazione di un grande dono del Creatore: la libertà dell’uomo. Per gli astrologi il destino sarebbe già scritto negli astri, quindi tutto sarebbe già predeterminato, ma questa visione esclude la possibilità di concepire l’uomo come autentico soggetto del suo agire e come costruttore della sua vita e, inoltre, elimina il senso profondo del concetto di Provvidenza Divina, che agisce nella storia umana come Amore del Creatore nei confronti della creatura. Su soggetti particolarmente deboli dal punto di vista psichico l’idea di avere un destino già fissato è parecchio dannosa in quanto non permette di condurre una vita serena, ma fa cadere in profonde crisi depressive e disturbi nervosi.



5. L’esperienza di Sant'Agostino

Anche il grande Vescovo e Padre della Chiesa Sant’Agostino (354-430), nella sua opera più celebre, le Confessioni, narra della sua vita prima della conversione dicendo di avere creduto nell’astrologia nonostante gli amici cercassero con diverse motivazioni di farlo desistere dal consultare "quei vagabondi che chiamano astrologi" (Agostino, Confessioni IV.3). Mentre è in corso il tormentato processo spirituale e psicologico che lo porta all’incontro con l’Amore di Dio e dunque al cambiamento di vita, si verifica anche l’abbandono della credenza nel valore delle previsioni degli astrologi: "Ormai avevo anche ripudiato le predizioni fallaci e i deliri empi degli astrologhi....tu mi mandasti in soccorso un amico, Firmino, uomo di educazione liberale, forbito nel parlare. Ebbene, da suo padre aveva udito raccontare che nel periodo in cui sua madre portava lui, Firmino, in seno anche una domestica dell’amico di suo padre era ugualmente gravida. Così i due amici calcolarono mediante le più scrupolose osservazioni, i giorni, le ore e le più minute frazioni di ore, l’uno per la consorte, l’altro per la domestica. Avvenne poi che ambedue le donne si sgravassero nel medesimo istante, e così furono costretti a comporre un oroscopo uguale fin nei più minuti particolari per entrambi i neonati, per il figlio l’uno, per il piccolo schiavo l’altro. Infatti, allorché le due donne cominciarono ad avvertire le prime doglie, essi si annunciarono quanto avveniva in casa propria e predisposero alcuni messaggeri da inviarsi a vicenda non appena fosse stata annunciata a ciascuno la nascita del figlio. I messaggeri partiti dalle due case s’incontrarono a metà strada, tanto che né l’uno né l’altro riuscì a notare alcuna differenza nelle particelle del tempo. Ciò nonostante Firmino, per essere nato in una famiglia di nobiltà locale, percorreva rapidamente le strade del mondo, si arricchiva ogni giorno più e ricopriva alte cariche, mentre lo schiavo, che non si era scrollato minimamente di dosso il giogo della sua condizione, continuava a servire padroni, come testimoniava Firmino stesso, che lo conosceva" (Confessioni VII.6).

Così, in un’altra sua opera, Agostino conclude: "Lungi da noi quegli insensati che attribuiscono agli astri il potere di disporre senza la volontà divina delle nostre azioni, delle nostre gioie e delle nostre sofferenze.... perché a cosa tende questa teoria se non ad abolire ogni culto, ogni preghiera?" (De civitate Dei V.1).



6. Una conclusione

Gli eventi della storia rivelano che al costante stato di dubbio e incertezza in cui l’uomo vive, si accompagna un innato desiderio di conoscere il futuro. Non a caso, la Bibbia ci mostra che questa tentazione - accresciuta dall’intervento del demonio - è già presente nel paradiso terrestre (Gen 3,4). Ma solo Dio, l’Eterno Signore del tempo, è onnisciente e perciò tutto conosce. La Storia Sacra mostra che talvolta "Dio può rivelare l’avvenire ai suoi profeti o ad altri santi" (Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2117), tuttavia il giusto atteggiamento che l’uomo deve assumere è quello di fiducia nei confronti della Provvidenza, sul modello del patriarca Abramo (cfr. Gen 12-24).

Ogni eccessiva curiosità e ogni pratica o tecnica mirante a far conoscere il futuro appare così come un attentato alla limpidezza della fede e una degenerazione di questa nella superstizione, che è una devianza del sentimento religioso e della sua messa in pratica.

Il Santo Padre Giovanni Paolo II ha infatti affermato: "Se vogliamo impostare bene la nostra vita, dobbiamo imparare a decifrarne il disegno, leggendo la misteriosa 'segnaletica' che Egli mette nella nostra storia quotidiana. A questo scopo non servono né oroscopi né previsioni magiche. Serve piuttosto la preghiera, la preghiera autentica, che si accompagna sempre a una scelta di vita conforme alla legge di Dio" (Catechesi all’Angelus di domenica 6 settembre 1998).

In questo mondo confuso e disorientato da falsità, menzogne e superstizioni, le parole del Papa sopra riportate hanno il pregio di ricordarci il faro che deve illuminare la nostra vita dandoci sicurezza: la preghiera, vale a dire il dialogo fiducioso con un Dio Amore (1Gv 4,8) che ha cura delle sue creature.

 

Carte e tarocchi

di Andrea Menegotto


Probabilmente di provenienza boema, i tarocchi sono un mazzo di 78 carte consultate per conoscere l’avvenire, delle quali 56 si dividono nella successione di quattro "semi" (coppe, spade, bastoni e denari). Questo gruppo di 56 carte costituisce gli "arcani minori" (da "arcano" = segreto), ma gli indovini si interessano di più delle 22 carte rimanenti: gli "arcani maggiori", che fra i tarocchi sono le carte più decorate, più dense di rimandi occulti e ricche di simbolismo. Prescindendo dal significato individuale, in linea generale si può affermare che, essendo gli arcani maggiori suddivisi in gruppi, ciascuno di questi rappresenta uno stadio del procedere dell’individuo nel corso della vita. Inoltre, come afferma Julien Tondriau nella sua Guida all’occultismo (1965) "I più accesi partigiani […] dicono che la "Bibbia degli Zingari" contiene tutto l’occultismo in quanto proiezione dell’inconscio collettivo, in altri termini l’illustrazione di simboli accumulati attraverso le età, anche inconsciamente, da diversi popoli". Alcuni manuali di divinazione prevedono un apposito rituale di stampo dichiaratamente magico per la consacrazione dei tarocchi.

Anche le comuni carte da gioco possono essere utilizzate come strumenti per predire il futuro. In realtà, la cartomanzia è ritenuta una forma degenerata dell’arte dei tarocchi; essa fa uso talvolta di 52, talvolta di 32 carte. Questa tecnica divinatoria ebbe largo successo nel diciottesimo e diciannovesimo secolo soprattutto in Francia.

I metodi per predire il futuro attraverso i tarocchi e le carte sono vari e molte procedure non sono state codificate in forma scritta, ma si tramandano oralmente.

Oggi la cartomanzia e l’arte dei tarocchi sono tecniche di divinazione ampiamente diffuse, anche se non sempre si distingue adeguatamente fra le due forme. I cartomanti, che il più delle volte preferiscono qualificarsi in maniera più conforme all’epoca post-moderna in cui viviamo come "esperti di vita interiore", fanno largo uso dei mezzi di comunicazione di massa per fare conoscere la loro attività. Così, alla figura classica della cartomante che predice il futuro alla sagra paesana, si è sostituita l’immagine televisiva dell’esperto che consulta le carte o i tarocchi offrendo consigli per l’avvenire.

Il comune buon senso porta senz’altro a concludere che le previsioni relative all’avvenire che si ricavano da carte e tarocchi si reggono solo su generalizzazioni o sulla causalità, ma secondo l’ottica cristiana si è invitati a fare un passo in più, rilevando il sottofondo magico e superstizioso su cui si fondano queste tecniche per predire il futuro. E, la magia – come abbiamo già più volte avuto modo di affermare su queste pagine – non è altro che l’antica tentazione, presente in tutta la storia dell’umanità, di sentirsi padroni del tempo e della storia, cioè di sostituirsi al Creatore.



Amuleti e talismani

di Andrea Menegotto


L’uso di portare addosso o di tenere in casa degli oggetti a cui si attribuisce il «potere» di proteggere dal male o di recare fortuna appare tanto antico quanto oggigiorno parecchio diffuso. Plinio il Vecchio (23-79 d.C.) racconta che alcuni portavano una mosca viva in un fazzoletto al fine di scongiurare una malattia agli occhi (cfr. Naturalis Historia xxviii,25-29).

All’interno di tali oggetti è possibile delimitare due categorie: quella degli amuleti e quella dei talismani. Spesso i due termini vengono utilizzati come sinonimi, ma, secondo alcune interpretazioni, mentre l’amuleto – diffuso generalmente nella forma del classico cornetto o ferro di cavallo – adempie solo ad un compito «difensivo», il talismano, oltre ad essere più «razionalizzato» e ad avere una funzione più precisa e definita, ha un ruolo «attivo» e quindi può servire per influenzare gli altri. Le suddivisioni interne alla categoria degli amuleti sono molto varie: alcune si basano sulla materia (amuleti zoologici, vegetali, minerali…), altre sull’effetto che essi dovrebbero dare (terapeutico, protettivo, energetico...). Fra i vari talismani si segnalano invece il cosiddetto «talismano di Iside» (un quadrifoglio d’argento che ha il compito di proteggere da ogni azione malvagia) e il «talismano divino», detto Schemhanphora, costituito da un complesso di nomi contenenti tutte le lettere sacre con cui si forma il nome di «colui che ha il dominio sovrano sullo spirito», cioè di Dio. Di frequente, questi oggetti sono ricevuti e acquistati dal mago che ha compiuto su di essi i suoi riti e sempre più spesso sono pubblicizzati nelle famose televendite.

Alla luce della fede, posto che la superstizione consiste nell’attribuire a un oggetto o ad una creatura poteri che in realtà non possiede, amuleti e talismani oltre che del tutto inutili, risultano essere segni di superstizione.

La Chiesa, invece, approva e incoraggia l’uso di sacre immagini e di oggetti di devozione (Catechismo della Chiesa Cattolica nn. 1674-1676 e 21129-21132), che a volte i suoi ministri benedicono. Questi sono segni che non hanno in sé poteri straordinari o soprannaturali, ma possono aiutare a rendere più vivo il senso della presenza e della protezione di Dio e più intensa la preghiera, unica, autentica e vera espressione di fede dell’anima che si eleva a Dio, in mezzo alle difficoltà di cui è lastricato il cammino dell’uomo in viaggio «in questa valle di lacrime» verso la patria celeste.

 

Interpretazione dei fenomeni della magia popolare

di Andrea Menegotto


L’inchiesta sulle pratiche magiche e astrologiche nel Varesotto apparsa su "Luce" (settimanale cattolico d’informazione del Varesotto e dell’Altomilanese) n. 8 del 22 febbraio 1998, pone al centro dell’attenzione una realtà in piena attività e in grande sviluppo, che giustamente richiede di essere affrontata in maniera seria. Questo intervento, senza alcuna pretesa di esaustività, si propone di sottoporre all’attenzione dei lettori alcune considerazioni e riflessioni svolte da chi - come il sottoscritto - dedica da qualche anno buona parte del suo tempo e della sua attività ecclesiale allo studio della realtà varia e complessa delle nuove religioni. L’Associazione "Una voce grida...!", di cui faccio parte, è un’iniziativa sorta nell’ambito del movimento ecclesiale del Rinnovamento nello Spirito Santo. Essa, collaborando con altre realtà e soprattutto con il principale organismo internazionale di studio del settore, il CESNUR (Centro Studi sulle Nuove Religioni), attraverso pubblicazioni, conferenze, seminari, convegni, offre - in una prospettiva cattolica - ai vari movimenti, associazioni e parrocchie e a chiunque sia interessato un servizio di studio ed informazione sulla nuova religiosità.

Con questo termine gli specialisti indicano la vasta galassia comprendente i diversi fenomeni dei nuovi movimenti religiosi (detti comunemente "sette"), magici e delle diverse credenze come la reincarnazione, il relativismo, lo spiritismo, l’efficacia delle pratiche dei maghi a pagamento, delle previsioni astrologiche, e una grande serie di altri atteggiamenti - spesso tratti dalle tradizioni filosofiche e religiose orientali - che si riscontrano in persone che non hanno la minima intenzione di aderire ai nuovi movimenti religiosi, ma fanno proprio un credo che si discosta dalle dottrine delle Chiese Cristiane maggioritarie e, in maniera specifica, dalla ortodossia cattolica.

Secondo le categorie della sociologia, la realtà di tutti coloro che si qualificano come "professionisti dell’occulto" o "esperti di vita interiore", rientra nel contesto che due sociologi statunitensi, Rodney Stark e William Sims Bainbridge, definiscono "client cults". Altri studiosi parlano in maniera altrettanto adeguata di "magia popolare" (folk magic), costituita da maghi, guaritori, cartomanti, indovini..., che dietro compensi che vanno dal modesto all’astronomico, promettono guarigioni, risoluzione di problemi economici e affettivi, lanciano fatture.... Questo ambito è a sua volta suddivisibile in due sfere distinte: quella della magia popolare delle campagne e quella della magia popolare delle città. La prima ha origini antichissime e non sembra per nulla intaccata dallo sforzo di Evangelizzazione che cerca di portare al superamento delle superstizioni; la seconda è invece di origini più recenti, si concentra in particolare nei capoluoghi, si rivolge ad un pubblico piuttosto benestante, applica prezzi più alti, inoltre sia l’operatore che il fruitore sono persone generalmente più colte, se si fa eccezione per l’ambito della religione dove domina un’assoluta ignoranza anche sulle questioni più elementari. Di fronte alla diffusione della magia popolare, che esercita una forte attrattiva sui ceti urbani emergenti e professionali, Mons. Giuseppe Casale (Arcivescovo di Foggia-Bovino e Presidente del CESNUR), nella Lettera Pastorale Nuova religiosità e Nuova Evangelizzazione (6\3\1993).afferma che se nell’opinione di Marx la religione era intesa come "oppio del popolo", oggi la magia può essere considerata "l"oppio’ di una certa borghesia".

Davanti al panorama complesso della nuova religiosità - e dunque anche davanti alla diffusione della magia popolare - il cattolico deve essere cosciente di trovarsi di fronte ad una "sfida"; in tal senso si esprimono i vari Documenti Magisteriali e anche il Santo Padre Giovanni Paolo II, in alcuni discorsi, ha utilizzato proprio questo termine. La "sfida" comporta innanzitutto una visione equilibrata della questione e dunque una corretta interpretazione. Una attenta osservazione porta all’ammissione che il ricorso alla magia alcune volte produce dei risultati che non sembrano solo apparenti; può capitare infatti che il cliente che si rivolge all’operatore dell’occulto per una guarigione, effettivamente la ottenga o che i tarocchi prevedano qualcosa che si realizza nel futuro della persona che si rivolge al cartomante. Questi fatti, che fanno nascere il sorriso sulle labbra dei più scettici e razionalisti, richiedono in ogni caso una spiegazione, perché per chi ricorre e crede alla magia non sono semplici sciocchezze, ma dati di fatto. Se molte volte - come sostiene a proposito dell’astrologia il Presidente del Gruppo astronomico tradatese, Cesare Guaita - le parole adatte per rendere conto dei fenomeni magici sono "caso", "finzione", "frode", "assurdità", "credulità", "ingenuità", altre volte le spiegazioni adottate sono di ordine psicologico (la "volontà di credere" da parte di chi si rivolge al mago, l’effetto placebo) o fanno perno sul concetto peraltro controverso di paranormale (si sostiene che, essendo poco conosciuti, i fenomeni magici sono in realtà fenomeni naturali fatti impropriamente oggetto di interpretazione soprannaturale).

Ma, condividendo il pensiero di uno fra i maggiori esperti cattolici in tema di nuove religioni, l’amico prof. Massimo Introvigne (Direttore scientifico del CESNUR) e seguendo le indicazioni di importanti Documenti del Magistero fra cui la Lettera Pastorale di Mons. Casale, la relazione generale al Concistoro straordinario del 1991 del Cardinal Francis Arinze (Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso) e la nota Pastorale della Conferenza Episcopale Toscana del 1994, è necessario affermare che il cattolico, leggendo la realtà della magia, deve essere disposto a fare un passo in più rispetto allo scienziato. Deve essere disposto a camminare insieme al teologo e anche all’esorcista, il quale - beninteso - non è il mago che si spaccia per tale, ma il sacerdote delegato dal Vescovo a norma del canone 1172 del Codice di Diritto Canonico, il cui nome - nel caso specifico del nostro ambito ecclesiale - deve comparire sulla Guida della Diocesi. Nella spiegazione dei fenomeni magici e della nuova religiosità, infatti, non si può negare la possibilità di un’azione del demonio, anche se su questo aspetto - consiglia Mons. Casale - occorre essere molto prudenti. Se infatti l’esistenza e l’azione del demonio sono chiaramente affermate dalla Dottrina della Chiesa, non si può infatti innescare la tendenza a "demonizzare" tutto.

Parlare di demòni non è semplicemente far riecheggiare qualche eco di antiche credenze medioevali, ma è semplicemente ribadire la Dottrina della Chiesa, affermata in anni recenti nel Catechismo della Chiesa Cattolica (1992), nelle catechesi di Giovanni Paolo II (14 e 21\8\1986) e di Paolo VI, il quale il 16 novembre 1972 affermava: "Oggi, uno dei bisogni maggiori è la difesa da quel male che chiamiamo demonio. Un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà, misteriosa e paurosa. Esce dal quadro dell’insegnamento biblico ed ecclesiastico chi rifiuta di riconoscerla esistente".

In base a questa spiegazione appare chiaro il motivo della condanna della Chiesa ad ogni forma di magia e superstizione, che si esprime ai numeri 2115-2217 del Catechismo della Chiesa Cattolica. Non esistono - come vorrebbe il cartomante varesino Sam - maghi, cartomanti e astrologi "buoni" e altri "cattivi". La magia e le pratiche superstiziose in genere sono una deviazione del senso religioso ed una tentativo di sostituirsi a Dio esercitando la propria volontà di dominio e potenza sugli eventi, sulla natura e il prossimo, anziché assumere un atteggiamento umile di richiesta e supplica nella preghiera. Nella contemporanea magia popolare sembra risuonare allora l’antica e nota voce del serpente che disse ai nostri progenitori: "...diventereste come Dio" (Genesi 3,5).

La portata della sfida di cui parlano il Papa ed i Vescovi è davvero notevole, essa si riassume nel grande richiamo alla Nuova Evangelizzazione, che è poi la rievangelizzazione di tutti i battezzati che sono lontani dalla Chiesa con il cuore e con la mente. Essa si esplica con piccole azioni, con esempi concreti di coerenza e con l’annuncio della propria fede.

* Il presente intervento riprende - con qualche lieve adattamento - la lettera al Direttore pubblicata con il titolo redazionale "Carte, magia e nuove sette" in "Opinioni e commenti" su "Luce". Settimanale cattolico d’informazione del Varesotto e dell’Altomilanese, anno LXXXV, n. 10, 8\3\1998, p. 10. L’intervento intendeva svolgere alcune riflessioni relative all’inchiesta sulle pratiche magiche e superstiziose nel Varesotto a cui si fa cenno (secondo una prospettiva cattolica). Purtroppo, la redazione ha apportato notevoli tagli allo scritto, peraltro non autorizzati o concordati con l’autore. Appaiono rilevanti e di una certa gravità soprattutto i tagli relativi al breve ma importante excursus sui Documenti Magisteriali.

 

Benedizioni o riti magici?

di Andrea Menegotto


Accanto ai Sette Sacramenti, che, in quanto istituiti dallo stesso Gesù, sono segni efficaci della grazia, la Chiesa celebra i sacramentali. Questi, come dice il Concilio Vaticano II sono "… segni sacri per mezzo dei quali, con una certa imitazione dei sacramenti, sono significati e, per impetrazione della Chiesa, vengono ottenuti effetti soprattutto spirituali. Per mezzo di essi gli uomini vengono disposti a ricevere l’effetto principale dei sacramenti e vengono santificate le varie circostanze della vita" (Sacrosantum Concilium n. 60). Fra i sacramentali, le benedizioni rivestono un ruolo importante; esse comportano al contempo la lode a Dio per i suoi doni e l’intercessione della Chiesa affinché gli uomini possano usufruire dei doni di Dio secondo lo spirito del Vangelo (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica nn. 1667-1673).

Il Benedizionale (1992) prevede riti di benedizione dove colui che invoca direttamente l’intercessione del Signore non è solo il sacerdote, ma - in alcuni casi - anche il comune battezzato. Le benedizioni sono date principalmente agli uomini, ma sono previste preghiere anche per i diversi momenti della vita dei singoli, delle famiglie e della società: benedizione dei coniugi, delle famiglie, dei fidanzati, dei bambini, delle madri prima e dopo il parto, dei malati, degli anziani…Sono benedetti anche gli ambienti (case, uffici, luoghi di lavoro…) e gli strumenti per le diverse attività.

Dunque, oltre che della Liturgia e dei Sacramenti, la vita cristiana si nutre dei sacramentali e delle varie forme di pietà popolare, le quali spesso gettano le loro radici nella cultura e nella tradizione locale: si pensi, ad esempio, ad alcune benedizioni tipiche della società contadina. Queste forme di devozione e di preghiera extra-liturgiche sono incoraggiate e favorite dalla Chiesa, purchè esprimano "istinto evangelico e una saggezza umana" (Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1679).

Esse sono sostanzialmente diverse dai riti di carattere superstizioso e magico. Molti nostri contemporanei attribuiscono un certo "potere" a medagliette, immagini di santi o altri oggetti ritenuti - spesso impropriamente - aventi un carattere "sacro". La vera efficacia dei sacramentali non è data da qualche strano e non ben definito "potere" e neppure dalle vaghe evocazioni a "potenze" più o meno benevole da parte di un qualunque operatore dell’occulto, ma dal loro rapportarsi al Mistero pasquale della Passione, Morte e Risurrezione di Cristo. Per questo costituiscono, se vissuti con autentica fede - un aiuto per il cristiano nel suo cammino di santificazione. Dunque, essi assumono valore e senso grazie alla fede in Cristo e nella sua Chiesa.

Sono invece prive di significato nell’ottica della santificazione e rappresentano una seria deviazione della fede nel senso della superstizione tutti quei riti, diffusissimi nel mondo di maghi, astrologi e cartomanti, che non attribuiscono il primato della fede in Gesù, l’unico, il solo, il vero Mediatore e nella Chiesa, suo Corpo Mistico.

 

Magia, magie, maghi.

di Andrea Menegotto


Relazione presentata al Convegno «Il ritorno della magia», organizzato da «Una voce grida…!» - Regione Lombardia e dal Centro Cattolico «Il Timone» a Barza d’Ispra (Varese) il 19 marzo 2000

0. Magia ed epoca post-moderna

Sfere di cristallo, candele, tarocchi, oroscopi, talismani,
antichi ricordi di un passato oscuro e tenebroso?


Uno schema classico – che risale al positivismo, e di cui la cultura ufficiale non si è ancora completamente liberata – considera la magia come uno stato primitivo dei rapporti fra l’uomo e il sacro. A mano a mano che la religione avan­za, la magia declina e rimane confinata alla periferia della società. Fino a qualche anno fa – citando Auguste Comte, il padre del positivismo e anche di questa tesi – qualcuno sosteneva che dopo il primo stadio, magico, e il secondo, religioso, l’umanità poteva finalmente entrare nel terzo e più glorioso stadio scientifico. Nell’epoca della scienza non solo la magia a poco a poco sarebbe sparita, ma anche la religione avrebbe visto ridursi di molto il suo ruolo. Oggi, con l’esplosione delle molteplici forme di nuova religiosità, con il declino della fiducia nella scienza, con la critica radi­cale a cui sono state sottoposte le teorie classiche della se­colarizzazione, lo schema positivista delle tre epoche sem­bra certamente passato di moda, ma rimane nello spirito generale – più o meno vagamente presente – l’associazione della magia al passato e l’idea che nella società dell’infor­matica e dell’alta tecnologia si tratti al massimo di un di­vertente anacronismo.

I sociologi – primo fra tutti in Italia Massimo Introvigne – hanno riscoperto un in­teresse per la magia a partire dai numerosi studi che, dagli anni 70, hanno dovuto consacrare ai nuovi movimenti re­ligiosi. Inventariando questi movimenti, hanno finito per scoprirne alcuni a cui la semplice etichetta di «movimento religioso» si applicava con molta difficoltà. L’esperienza che questi gruppi proponevano ai loro seguaci non era in­fatti propriamente religiosa, ma – piuttosto – magica. Dal­lo studio dei nuovi movimenti religiosi i sociologi e più in generale gli studiosi di scienze religiose (più tardi anche i teologi) sono risaliti a un fenomeno più generale: la nuova religiosità, che comprende non solo i gruppi strutturati e più o meno gerarchici – i «movimenti», appunto ma an­che le «credenze» nuove diffuse nella società: credenze che contagiano gli stessi fedeli delle Chiese maggioritarie.

Ma – prima ancora di addentrarci nell’argomento – è opportuno notare che il fatto rimane, ed è sorprendente. Anche se non tutti sembrano esserne pienamente consapevoli, l’epo­ca della magia nella storia dell’Occidente non è il Medioevo e neppure il Rinascimento (dove pure gli interessi ma­gici erano molteplici). E’ il nostro secolo, a partire dalla grande rinascita dell’occultismo e dell’esoterismo che si manifesta contemporaneamente in Francia, in Inghilterra e negli Stati Uniti negli ultimi decenni dell’Ottocento e che si sviluppa quindi in un crescendo che arriva fino ai giorni nostri.

1. Definizione

Cos’è la magia?

A. Il termine magia deriva dal greco «magheia», che significa scienza, saggezza; i magi erano gli antichi sacerdoti persiani. Anche il Nuovo Testamento parla di maghi e magia: i Magi che secondo il racconto di Matteo (cfr. Mt 2,1-12), si recano alla ricerca del Bambino Gesù guidati dalla stella, non sono però maghi nell’accezione moderna del termine, ma piuttosto scienziati o sapienti. Negli Atti degli Apostoli (cfr. At 8,9-24), si trova l’episodio di Simon Mago che, come molti altri, aderisce alla predicazione degli Apostoli e si fa battezzare. Meravigliato per i prodigi da loro compiuti, offre del denaro per ottenere quel potere, ma Pietro risponde: «Il tuo denaro vada con te in perdizione, perché hai osato di acquistare con denaro il dono di Dio» (At 8,20). Da questo episodio deriva il termine «simonia» riferito al commercio di cose sacre. Dal fatto che la magia si trova in tutti i popoli, qualcuno sostiene che essa sia la madre della religione. Ma cristiani ed ebrei, come mostra anche la Bibbia, tracciano una netta distinzione.

B. Per definire la magia il classico Golden Bough («Ramo d’oro», 1890) di James Frazer (1854 -1941) riprendeva l’idea comtiana dì un’evoluzione del­l’umanità in tre stadi: la magia, la religione e la scienza. L’uomo primitivo – secondo Frazer – aveva il desiderio, di per sé non illogico né irrazionale, di controllare per quanto possibile la natura. L’unico modo ragionevole di persegui­re questo obiettivo consisteva nel cercare di comprendere le leggi naturali. Giacché – secondo Frazer – le capacità di ragionamento dei primitivi erano limitate, essi riuscirono a identificare soltanto due leggi, peraltro confuse e, nelle loro applicazioni letterali, anche sbagliate: la legge della somiglianza («il simile produce il simile») e la legge del contatto («ogni effetto deriva dal contatto, visibile o invisi­bile, di una forza applicata da un agente»). Il tentativo di applicare queste presunte leggi non poteva produrre che magia, nei due tipi fondamentali della magia cosiddetta «imitativa» (mimetica od omeopatica) e della magia «contagiosa». Quando i primiti­vi, racconta Frazer, si resero conto che la magia non fun­zionava, passarono alla religione. Cominciarono, cioè, a ritenere che i fenomeni naturali fossero controllati da spiriti o divinità che non potevano essere manipolati ma soltanto supplicati o pregati. Ma a poco a poco – conclude Frazer –accanto alla religione co­minciò a svilupparsi la scienza, che scoprì una dopo l’altra le «vere» leggi della natura. L’influenza delle idee di Frazer è stata immensa, e probabil­mente non è ancora terminata. Nell’Europa latina idee lar­gamente ispirate a Frazer si diffusero grazie alle teorie di Lucien Lévi-Bruhl (1857-1939) sul pensiero dei primitivi, che a loro volta influenzarono le teorie di Jean Piaget (1896-1980), secondo cui il pensiero magico si manifesta nei primi anni di vita del bambino e sparisce gradatamente (salvo casi patologici) nel passaggio dall’infanzia all’adole­scenza. Una delle critiche più di­struttive delle idee di Frazer è stata formulata dal filosofo Ludwig Wittgenstein (1889-1951) nel quadro della sua più generale riflessione sui limiti del positivismo. L’interpretazione che il Frazer diede della magia intendendola come una «falsa scienza» è ben contestabile, in quanto essa non si risolve nei due principi ricordati da Frazer (simpateticità e contagio), ma prevede un sistema più complesso di circostanze, riti, credenze. Inoltre, è difficile tracciare una linea netta fra magia e religione, nella storia si notano vari casi in cui le manifestazioni religiose si intrecciano con manifestazioni magiche. Nota in questa prospettiva lo storico delle religioni italiano Ugo Bianchi[1] che se la religione si risolve in una Weltanschauung – in una visione del mondo – e quindi non ha bisogno di riferirsi ad altro, la magia attinge dalla religione idee e concetti, se non altro per sottometterli al proprio trattamento. In ogni caso, oggi la posizione di Frazer non ha forse neppure bisogno di un’analisi dei difetti della sua lo­gica. Per il positivista Frazer solo il fatto era divino; e il «fatto», oggi, è che la magia non è affatto sparita con i pro­gressi della scienza, ma – come abbiamo visto – non è mai stata così socialmente presente come nel mondo contemporaneo.

C. Secondo i due sociologi americani Rodney Stark e Williams Sims Bainbridge [2] la dif­ferenza principale tra religione e magia consiste nel fatto che – di fron­te ai problemi degli uomini – la religione offre «compensatori genera­li» (una visione del mondo in cui le domande che inquietano l’uomo tro­vano una risposta globale), mentre la magia propone piuttosto «com­pensatori specifici» (che vorrebbero risolvere i problemi uno per uno). Da questo punto di vista il mestiere del mago è infinitamente più peri­coloso di quello del leader religioso. In primo luogo, chi propone sol­tanto «compensatori specifici» entra nel gioco della domanda e dell’of­ferta: se offre la guarigione da determinate malattie, non riuscirà a rag­giungere chi non ne è colpito; se offre incantesimi e formule per ricon­quistare la persona amata non interesserà chi vive una esperienza af­fettiva felice, e così via. Il mago si espone quindi im­mediatamente alla prova empirica delle sue affermazioni. Se ha pro­messo la guarigione, l’amore o il successo, potrà rimandare la verifi­ca, ma ben presto il suo seguace gli chiederà conto dei risultati. Da que­sto punto di vista il leader religioso che promette vantaggi nell’aldilà o su un piano puramente spirituale, che si sottrae alla verifica empiri­ca, dovrebbe vivere una vita più tranquilla. Dunque, non solo i maghi tendono a perdere seguaci e a formare più spesso client cults che cult movements, ma an­che i loro movimenti sono effimeri e in genere crollano dopo anni di smentite empiriche alle loro promesse e di incapacità di stabilire rela­zioni di interscambio globali e costanti con i seguaci.

D. Se si vuole adeguatamente comprendere cos’è la magia occorre porsi sulla scia del celebre fenomenologo delle religioni rumeno Mircea Eliade (1907-1986), si può distinguere la magia dalla religione in quanto l’esperienza magica più che un’esperienza del Divino o del sacro (ierofania) è un’esperienza del potere (cratofania), dove l’uomo manipola il sacro e lo mette al proprio servizio. La religione cerca l’esperienza del sacro per se stessa e ha come termine di riferimento, almeno tendenziale, Dio o l’Assoluto. La magia tende invece a ricercare il contatto con forze «occulte», considerate superiori al singolo uomo, ma possono essere manipolate e controllate accrescendo la potenza del mago e dei suoi seguaci. Lo scopo per cui si vogliono acquisire i poteri magici può essere materiale (acquisizione della ricchezza o del dominio sulla altre persone) o nobili (miglioramento di se stessi e dell’umanità. Per raggiungere tali fini si mobiliteranno soprattutto una serie di divinità «intermedie» – spiriti, angeli, demoni, fluidi, energie, potenze – mentre, almeno in Occidente, l’influenza della corrente anti-magica che percorre il giudaismo e il cristianesimo renderà meno credibile la pretesa di «catturare» Dio stesso per porlo al servizio dei propri progetti magici.

E. Il contesto della magia è dunque caratterizzato da una pretesa di appropriarsi e possedere con la volontà ciò che nell’esperienza religiosa può essere concepito solo come dono. Quindi, la magia parte dal presupposto di voler dominare le forze occulte attribuendosi un potere sovrumano e cercando di affermare il proprio desiderio di potenza sulla natura, il presente, il futuro, il prossimo, gli oggetti, gli eventi della storia e lo stesso mondo ultraterreno; in sostanza non è altro che il tentare di impadronirsi del potere stesso di Dio e di tutti i Suoi requisiti e cioè la vera e propria pretesa di sostituirsi a Dio. La Nota Pastorale della Conferenza Episcopale Toscana (CET) A proposito di magia e di demonologia (1994) afferma: «La religione dice riferimento diretto a Dio e alla sua azione, tanto che non può esistere esperienza religiosa senza tale riferimento; la magia implica una visione del mondo che crede all’esistenza di forze occulte che influiscono sulla vita dell’uomo e sulle quali l’operatore ( o il fruitore ) di magia pensa di poter esercitare un controllo mediante pratiche rituali capaci di produrre automaticamente degli effetti; il ricorso alla divinità – quando c’è–- è meramente funzionale, subordinato a queste forze e agli effetti voluti» [3].

2. Diverse forme e aspetti della magia (classificazioni e tipologie)

Quante magie?

Classificazione dei vari tipi di magia secondo la Nota Pastorale della Conferenza Episcopale Toscana.

Secondo il medesimo Documento del Magistero si possono individuare in particolare tre diverse forme di magia:

a. «magia imitativa», secondo cui il simile produce il simile, ad esempio: il
trafiggere gli occhi di un pupazzo accecherà la persona da esso rappresentata;

b. «magia contagiosa», si basa sul principio del contatto fisico: per influire su una persona, il mago ha bisogno di qualcosa che le appartiene (peli, capelli, unghie, vestiti);

c. «magia incantatrice», che attribuisce un potere particolare a formule e azioni simboliche.

Inoltre, tradizionalmente si è soliti distinguere la magia in due grossi filoni:

1. «magia bianca», riguarda due campi diversi, il primo si riferisce a effetti strabilianti ottenuti con metodi naturali, come giochi di prestigio, illusionismo.... La Nota della CET ricorda che se i mezzi usati sono leciti e il fine è solo di stupire, non c’è nulla di male. Diversa valutazione per un secondo settore, dove i fini da raggiungere sono buoni (soluzione dei problemi economici, d’amore, malattie), ma perseguiti con mezzi discutibili che portano al mondo della superstizione e della truffa (talismani, filtri, amuleti....).

2. «magia nera», ricorre a evocazioni di forze demoniache, sotto i cui influssi pensa di operare. E’ indirizzata a scopi malefici: procurare malattie, disgrazie, morte, oppure pretende di piegare gli eventi a proprio vantaggio per conseguire onori e ricchezze. Il fine ultimo di questa forma di magia è quello di trasformare gli adepti in «servi di Satana». Rientrano in questo ambito i riti a sfondo satanico culminanti nelle «messe nere».

La distinzione, peraltro, non è priva di ambiguità: per molti maghi la loro magia è sempre «bianca» e quella dei concorrenti sempre «nera»...

In molte zone d’Italia, è diffusa l’idea della «fattura», eseguita a danno di qualcuno. Essa viene intesa generalmente come una maledizione in grado di arrecare del male a coloro contro cui è rivolta. In questo atto non si pensa necessariamente ad un’azione di tipo demoniaco. Nonostante la forte ingenuità che la contraddistingue, è comunque da ritenersi inaccettabile dal punto di vista cristiano.

Ben più grave è il maleficio», che ha l’intenzione di consegnare oggetti, animali, ma soprattutto persone, al potere o comunque all’influsso del demonio. Esso assume le forme della «magia nera» ed è – ce lo ricorda ancora la Nota della CET – gravemente peccaminoso a causa dell’intenzione malvagia che lo origina e quindi al di là dei reali effetti. Per ciò che concerne la fattura e il maleficio, occorre nella valutazione un estremo equilibrio, non attribuendo sistematica­mente o in maniera superstiziosa tutti i mali che possono capitare nella vita all’intenzione malvagia di qualcuno. Non si può comunque escludere in pratiche di questo genere qualche partecipazione demoniaca al gesto malefico; giova comunque ricordare che gli studi di vari specialisti, nonché vari Documenti del Magistero invitano alla prudenza per non cadere in facili e ingenue «demonizzazioni».

B. Classificazione dei vari tipi di magia secondo i diversi livelli di poteri magici

E’ però possibile introdurre un’altra tipologia del fenomeno magico. Essendo la magia l’esperienza del potere, si possono distinguere quattro tipi di magia riferentisi a quattro diversi livelli di poteri magici. Il livello di potere superiore, in genere, pretende di offrire i requisiti tipici del livello precedente, anche se tenderà a considerarli inferiori e meno significativi.

1. La magia pratica promette poteri da uti­lizzare nella vita di tutti i giorni per conse­guire risultati concreti: il successo, la felici­tà, la salute. Quasi onnipresenti sono i riti di gua­rigione, anche se nella magia recente l’ac­cento si sposta dal benessere fisico a quello psicologico e al miglioramento delle relazio­ni interpersonali. È noto così l’uso da parte di Heinrich Himmler di maghi per favorire le armate del Terzo Reich, come la mobilitazione in Inghilterra dei maghi cerimoniali per fron­teggiare l’assalto degli occultisti tedeschi.

2. La magia gnostica rappresenta una glossa al vecchio detto «sapere è potere». Ritiene che il posses­so di un sapere esoterico sulle origini del mondo, sulla vera natura dell’uomo e dell’universo garantisca di per sé l’accesso a livelli più alti della coscienza. Un caso tipico è costituito dalla Fraternità di Urantia, per la quale il possesso di un complesso sapere cosmogonico migliora la qualità della vita dell’adepto.

3. La magia evocatoria mira a evocare spi­riti, angeli, demoni (nel satanismo), spiriti della natura, di­vinità della mitologia antica, a cui chiedere servigi pratici o conoscenze segrete. Ma non mancano casi, come Dion Fortune (1890-1964) – fondatrice della Society of the Inner Light – dove l’evocazione viene perseguita per se stessa, essendo già in sé esperienza di potere ma­gico.

4. La magia della vita mira a vincere la morte e ad assicurarsi la certezza dell’im­mortalità. Per alcuni si tratta solo di una prepara­zione spirituale a morire. Vi sono cioè mo­vimenti come Damanhur che insegnano a morire, e ritengono che si possano program­mare le reincarnazioni. Per altri la preparazione si appoggia an­che su elementi materiali, come le tecniche di «alchimia spirituale», che mirano alla costruzione di un «corpo di luce», garanzia d’immortalità già nel corso della vita terrena, mediante l’utilizzo dell’energia sessuale. In alcuni testi di Aleister Crowley (1875-1947) – ma non tutte le pratiche crowleyane sono di questa natura – si tratta di una sessualità spinta fino al parossismo orgiastico, mentre all’estremo opposto vi è una magia sessuale cristianeggiante che richiede uno sforzo costante per eliminare ogni pensiero impuro. Così un movimento magico-cristiano come l’Archeosofia consiglia di invocare Cristo o di fissare lo sguardo su un’icona durante l’unione fra un uomo e una donna. L’alchimia del «corpo di luce» comprende due pratiche in cui il seme, fonte della vita, non si disperde fuori del laboratorio alche­mico, il corpo maschile, ma vi rimane per costruire il corpo d’immortalità. La prima prevede la ritenzione del seme; la seconda la sua assimilazione (spermatofagia). Le varianti sono notevoli: il seme, per esempio, può essere combinato con il sangue mestruale o le secrezioni femminili. Queste tecniche si trovano in contesti molto diversi, dagli Arcana Arcanorum (tecniche magiche attribuite a Cagliostro) delle massonerie «di frangia» dei riti egiziani alle cerchie più interne del martinismo, del neo­templarismo, della magia cerimoniale. L’immortalità cercata per alcuni consiste nel sottrarsi al ciclo delle reincarnazioni, per altri nel programmare una buona rein­carnazione. Infatti la tecnica della ritenzione del seme dovrebbe garantire l’uscita dal ciclo delle reincarnazioni, mentre l’assimilazione dovrebbe preparare la futura reincarnazione. E’ comunque necessario precisare che sarebbe comunque sbagliato ritenere l’alchimia del «corpo di luce» come una forma di esaltazione del libero sesso. Queste tecniche infatti richiedono preparativi così complessi e impegnativi che si rivelano assolutamente inadatti per i semplici libertini; in tal senso ha una sua paradossale verità il detto indiano «nessuno è più casto di un tantrista». Inoltre, occorre non genera­lizzare: se alcuni adepti di certi riti para­massonici, o alcuni gruppi martinisti, le se­guono, non si deve concludere che tutti i riti massonici o tutti i martinisti adottano le stes­se tecniche.

C. Tipologia dei fenomeni magici

Se ci sforziamo di dare uno sguardo generale al mondo della magia, ci accorgiamo che questo è senza dubbio un qualcosa di complesso, di cui fanno parte diversi ambiti, che – seguendo la classificazione proposta da Massimo Introvigne – possono essere suddivisi in tre distinti piani[4].

1. Il primo piano è rappresentato dalla magia popolare (folk magic). Da un’indagine SWG-Confesercenti (estate 1999) effettuata su un campione di 600 persone, risulta che l’interesse per le pratiche magiche coinvolge il 22% (corrispondente a oltre dieci milioni) degli italiani. Il giro di affari è notevole: si parla di 832 miliardi spesi per consulti e pratiche magiche, 66 miliardi per testi specializzati, 38 miliardi per riviste e 7 miliardi per filmati su temi magici. Effettivamente, non occorre fare troppi sforzi per notare che, oggigiorno, il mondo dell’occulto rappresenta una realtà in piena attività e in grande sviluppo. Basta infatti sfogliare le «Pagine gialle», riviste e giornali o ascoltare alcune emittenti radiofoniche per notare numerose inserzioni di maghi, sensitivi, guaritori, cartomanti, professionisti dell’occulto o esperti di vita interiore. Inoltre, gli studi televisivi delle emittenti locali formicolano di queste stesse presenze nel corso di lunghe trasmissioni in cui lo spettatore può chiedere una consulenza al «professionista», il quale, però, preferisce generalmente rimandare la «vera» soluzione del problema ad un successivo appuntamento fissato nel proprio studio privato, trasformando così l’ascoltatore in cliente. Secondo le categorie della sociologia religiosa, la realtà di tutti coloro che si qualificano come «professionisti dell’occulto» – nel nostro Paese sono qualche migliaio – rientra nel contesto che Rodney Stark e William Sims Bainbridge, definiscono «client cults», cioè «culti di clientela». Altri studiosi parlano in maniera altrettanto adeguata di «magia popolare» (folk magic, l’aggettivo «popolare» è riferito al livello culturale, non a quello socio-economico, talora alto, di praticanti e clienti), costituita da maghi, che dietro compensi che vanno dal modesto all’astronomico, promettono guarigioni, risoluzione di problemi economici e affettivi, lanciano fatture.... Di fronte alla diffusione della magia popolare, che esercita una forte attrattiva in particolare sui ceti urbani emergenti e professionali (diplomati, laureati, dirigenti, tecnici, commercianti, medici), Monsignor Giuseppe Casale (Presidente onorario del Centro Studi sulle Nuove Religioni), nella Lettera Pastorale Nuova religiosità e Nuova Evangelizzazione (6.3.1993), afferma che se nell’opinione di Karl Marx (1818-1883) la religione era intesa come «oppio del popolo», oggi la magia può essere considerata «l’”oppio” di una certa borghesia». Per essere completi, occorre notare che la folk magic è a sua volta suddivisibile in due sfere distinte: quella della magia popolare delle campagne e quella della magia popolare delle città. Se quest’ultima ha i tratti sopra descritti, la prima ha invece origini antichissime e non sembra per nulla intaccata dallo sforzo di evangelizzazione che cerca di portare al superamento delle superstizioni.

2. Il secondo piano è rappresentato dall’esoterismo[5], uno stile di pensiero che accompagna tutta la cultura occidentale a partire dagli Scritti Ermetici fino ai nostri giorni. Il termine «esoterico» viene riferito ad una dottrina che è da trasmettere segretamente all’interno di una cerchia ristretta, è l’opposto di «essoterico», aggettivo attribuito in genere alle grandi religioni, che non presentano rivelazioni segrete ed hanno invece un carattere pubblico. Spesso la visione esoterica è anche gnostica, proclama cioè che la salvezza si ottiene attraverso la conoscenza e non come dono. L’esoterismo ha largamente influenzato la cultura occidentale: la filosofia di Hegel (1770-1831), ma anche la psicanalisi di Freud (1856-1939) e Jung (1875-1961) ne risultano ampiamente debitrici. La tradizione esoterica continua ad esercitare un notevole fascino su molte persone particolarmente di formazione «laica» ed è stata diffusa da alcune correnti della massoneria e da alcuni opere di autori come il russo George Ivanovitch Gurdjieff (1866 o 1874-1949). Questi ha esercitato un’influenza particolare sul New Age[6] ed ha riassunto la sua visione del mondo nell’enneagramma[7], un simbolo a nove punte che spesso viene impropriamente presentato come derivante dalla tradizione mistico-musulmana (sufi), tuttavia nessuna dimostrazione o ricerca storica appare convincente in tal senso, in quanto viene puntualmente smentita dagli storici. L’enneagramma, che per Gurdjieff era piuttosto un simbolo generale dell’uomo e del cosmo, è utilizzato come strumento di classificazione dei «tipi psicologici» umani, grazie soprattutto all’Istituto Arica di Oscar Ichazo e alla psicologia di Claudio Naranjo ed è molto popolare anche negli ambienti cattolici americani ed italiani (grazie ad una certa stampa cattolica che lo ha ampiamente diffuso). Questo strumento rischia di influenzare seriamente la vita delle persone che ad esso si affidano per compiere delle scelte: una volta individuati i «tipi», infatti, il metodo psicologico e spirituale dell’enneagramma si occupa delle relazioni fra questi. Così, chi crede in questa tecnica – che nel suo procedere rivela le sue origini – se è classificato come «tipo uno» cercherà di evitare di sposare una «quattro», solo perché le conclusioni arbitrarie dell’enneagramma preannuncerebbero disastri... Non mancano le reazioni contro l’utilizzo dell’enneagramma cattolico da parte degli studiosi: queste fanno perno sulla derivazione dello stesso ed insistono quindi sull’impossibilità di conciliare il cattolicesimo con la tradizione esotero-occultista. Una volta riconosciuta la vera origine dell’enneagramma, però, il discorso non è ancora chiuso: si pone infatti la questione di separare la tecnica – utilizzata per leggere il carattere delle persone – dalla dottrina che, in quanto esoterica, è inconciliabile con il cristianesimo. Tuttavia, le tecniche tratte dall’ambito esoterico sono influenzate dallo gnosticismo (abbiamo accennato alla componente gnostica dell’esoterismo); sulla difficoltà di conciliare le tecniche orientali ed anche gnostiche con il cristianesimo si sofferma un Documento della Congregazione per la Dottrina della Fede del 15 ottobre 1989, la Lettera ai vescovi della Chiesa Cattolica su alcuni aspetti della meditazione cristiana. Credo che le considerazioni svolte a proposito dell’enneagramma possano essere applicate, con opportuni adattamenti, anche ad altri casi in cui, soprattutto grazie all’influsso del New Age, si tenta di inserire elementi derivanti dalla tradizione magica in ambito cattolico.

3. Esiste, infine, un terzo piano in cui può essere suddiviso il mondo della magia. Contemporaneamente allo sviluppo dei nuovi movimenti religiosi, assistiamo alla crescita anche di nuovi movimenti magici che si collocano tra la cultura esoterica e la magia popolare. Il rapporto tra il mondo delle cartomanti e degli indovini e i loro clienti, che li consultano solamente per chiedere incantesimi, guarigioni e «profezie» in cambio di danaro, senza però essere coinvolti attivamente dalle pratiche degli addetti, appartiene ancora al primo piano, quello della magia popolare, e non va confuso con la diversa realtà dei nuovi movimenti magici. Quindi non è corretto affermare, basandosi unicamente sul numero dei clienti dei maghi a pagamento, che gli italiani aderenti ai movimenti magici sono milioni. I nuovi movimenti magici interessano attivamente in Italia solo alcune migliaia di persone (lo 0,5% della popolazione, mentre l’1% appartiene a qualche nuovo movimento religioso).

I nuovi movimenti magici [8] si distinguono dalla magia popolare per la struttura sociologica che li caratterizza e che presuppone l’esistenza di una gerarchia, una sede, un codice di comportamento ed un insieme di credenze che accomuna gli adepti. Questi nuovi movimenti magici possono essere classificati secondo un’ottica sociologica utilizzando lo stesso sistema adottato per i nuovi movimenti religiosi, anche se i primi differiscono da questi ultimi in modo significativo data la differenza sostanziale che esiste fra religione e magia. Il criterio di classificazione più valido è dunque quello proposto da Massimo Introvigne, per cui anche per i nuovi movimenti magici possiamo delineare quattro fasi significative, che permettono in un certo senso di mettere in luce non solo in una prospettiva sociologica ma anche teologica la realtà dei nuovi movimenti magici.

Se per i nuovi movimenti religiosi nella prima fase si parla di rifiuto della Chiesa, secondo la formula «Cristo sì, Chiesa no», per i nuovi movimenti magici si deve piuttosto vedere una volontà di sostituirsi alla Chiesa mediante l’affermazione «noi siamo la Chiesa». Fanno parte di questa categoria una varietà di movimenti magici che pretendono di avere origine da iniziazioni risalenti a Mosè, a Salomone e ai Druidi e tramandate dai maestri di generazione in generazione; vantando così un’antichità, peraltro storicamente non documentata, superiore a quella della Chiesa Cattolica. In questo contesto si collocano anche le cosiddette «massonerie di frangia», che si situano alla periferia della tradizione massonica, ma hanno talvolta contatti con il centro. Fin dalle origini la massoneria maggioritaria è stata accompagnata da «massonerie di frangia» più interessate all’occulto.

Nella seconda fase sono collocati i movimenti magici dello spiritismo. Essi hanno la pretesa di appropriarsi delle prerogative uniche del Cristo. Se per i nuovi movimenti religiosi nella seconda fase si nega Cristo, qui invece si afferma: «noi siamo il Cristo, in quanto come lui esercitiamo poteri sugli spiriti, sulle malattie e abbiamo il potere della profezia sugli avvenimenti futuri.

La terza fase riguarda l’occultismo propriamente detto, dove si praticano vere e proprie cerimonie magiche (magia cerimoniale) finalizzate all’ottenimento di una serie articolata di poteri. Se la formula usata per i nuovi movimenti religiosi in questa fase è «religione sì, Dio no», qui invece vi è la pretesa dell’affermazione «noi siamo Dio». La dottrina che accomuna i gruppi rientranti in questa fase – che è tenuta per lo più segreta ai molti e viene rivelata solo nei gradi più elevati – presuppone un insieme di credenze di tipo gnostico, secondo cui l’uomo, che ha in sé una «scintilla divina», è caduto da uno stato divino e spirituale in uno stato materiale da cui deve essere liberato e riportato alle condizioni originarie. Sulla formazione di questi concetti ebbe un’influenza basilare Cagliostro, che contribuì anche a codificare diversi metodi e tecniche magiche atte ad ottenere i «poteri magici». Cagliostro (1743?-1795), il cui vero nome era con ogni probabilità Giuseppe Balsamo, è una delle grandi figure dell’occultismo nel Settecento[9]. Lasciata l’Inghilterra nel 1777, dove era stato iniziato alla massoneria, soggiornò intorno al 1783 a Napoli e Lione. Legata a queste due città è la fondazione di un rito massonico, l’Alta Massoneria Egiziana. In seguito percorse l’Europa esercitando le sue doti di guaritore e aprendo logge massoniche in varie città. Cagliostro è celebre, oltre che per le sue doti magiche, anche per la prigionia (dal 1791) nella Rocca di San Leo; la condanna a morte, conseguenza della denuncia al Sant’Uffizio, per cui finì per testimoniare anche la moglie Lorenza, era infatti stata commutata nella pena del carcere a vita. Sulla prigionia si sviluppano varie leggende, fra cui quella che vorrebbe Cagliostro fuggito negli Stati Uniti d’America dove condurrebbe un’esistenza immortale. L’impadronirsi del potere stesso di Dio, comandando agli spiriti, demoni e angeli, conseguendo così l’immortalità e appropriandosi di tutti i requisiti di Dio stesso riprende nella sostanza le parole con cui il serpente (tentatore) nel racconto biblico di Genesi 3 si rivolge ai progenitori inducendoli al peccato originale: «...diventereste come Dio» (Gn 3,5).

Nella quarta fase, infine, si collocano i movimenti del satanismo, dove confluiscono comunque anche vari elementi di magia cerimoniale, tipici della terza fase. I movimenti satanisti nascono dalla delusione per non aver potuto ottenere, nonostante gli sforzi di cui alla terza fase, le capacità e i poteri di Dio. Da qui la negazione di Dio e l’adorazione del suo avversario, il diavolo.

3. Per concludere

Concludendo, rimane da ribadire come il quadro che abbiamo descritto, cioè l’epoca del trionfo della magia nella storia dell’Occidente non sia il Medioevo e neppure il Rinascimento, ma la nostra era informatica e post-moderna[10]. Quello in cui viviamo è il periodo critico che fa seguito ai secoli della propaganda atea, positivista e materialista che, in nome della «Dea Ragione», del partito e della classe sociale, della razza o del proprio ego, ha condotto all’allontanamento dal Dio cristiano e dalla Verità dottrinale custodita dalla Chiesa cattolica. Oggi domina il relativismo nel senso più assoluto, l’uomo post-moderno vive in quello che dal punto di vista culturale Aleksàndr Isaevic’ Solz’enicyn ha efficacemente definito come «un mondo in frantumi». In questo mondo, l’opzione religiosa più diffusa è il «credere senza appartenere» o il «credo, a modo mio». Risulta evidente come ciò lasci largo spazio alla diffusione di credenze e pratiche religiose – o presunte tali – quantomeno bizzarre.

Vale la pena di notare come il processo di progressiva rivendicazione dell’autonomia del singolo e della società dalla Chiesa cattolica, incominciato con l’Illuminismo settecentesco e con l’esaltazione della «Ragione» sul quello che gli illuministi definivano «l’oscurantismo della fede», abbia condotto – come esito ultimo e paradossale – al trionfo dell’irrazionale e del superstizioso.

Dunque, aveva ragione il filosofo italiano Augusto del Noce (1910-1989) quando acutamente osservava che la secolarizzazione non si accompagna solo all’«espansione dell’ateismo», ma anche all’emergere di «nuove forme di mitologismo». E aveva altrettanta ragione lo scrittore cattolico Gilbert Keith Chesterton (1874-1936), il quale scrisse che quando non si crede più in Dio non è che non si creda più a nulla: si crede a tutto.



Interpretazione dei fenomeni della magia popolare

Un’attenta osservazione dei fenomeni della magia popolare porta all’ammissione che il ricorso alla magia alcune volte produce dei risultati che non sembrano solo apparenti; può capitare infatti che il cliente che si rivolge all’operatore dell’occulto per una guarigione, effettivamente la ottenga o che i tarocchi prevedano qualcosa che si realizza nel futuro della persona che si rivolge al cartomante....

Questi fatti, che fanno nascere il sorriso sulle labbra dei più scettici e razionalisti, richiedono in ogni caso una spiegazione, perché per chi ricorre e crede alla magia non sono semplici sciocchezze, ma dati di fatto. Se molte volte le parole adatte per rendere conto dei fenomeni magici sono «caso», «finzione», «frode», «assurdità», «credulità», «ingenuità», altre volte le spiegazioni adottate sono di ordine psicologico (la «volontà di credere» da parte di chi si rivolge al mago, l’effetto placebo) o fanno perno sul concetto peraltro controverso di paranormale (si sostiene che, essendo poco conosciuti, i fenomeni magici sono in realtà fenomeni naturali fatti impropriamente oggetto di interpretazione soprannaturale).

Ma, condividendo il pensiero di Massimo Introvigne e seguendo le indicazioni di importanti Documenti del Magistero (solo per ricordarne alcuni, la relazione finale del Cardinale Francis Arinze al Concistoro straordinario del 5 aprile 1991, la Lettera Pastorale Nuova religiosità e nuova evangelizzazione di Monsignor Giuseppe Casale del 6 marzo 1993 e la Nota Pastorale della Conferenza Episcopale Toscana del 15 aprile 1994) è necessario affermare che il cattolico, leggendo la realtà della magia, deve essere disposto a fare un passo in più rispetto allo scienziato. Deve essere disposto a camminare insieme al teologo e anche all’esorcista, il quale – beninteso – non è il mago che si spaccia per tale, ma il sacerdote delegato dal Vescovo a norma del canone 1172 del Codice di Diritto Canonico.

Nella spiegazione dei fenomeni magici e della nuova religiosità, infatti, non si può negare la possibilità di un’azione del demonio, anche se su questo aspetto – consiglia Monsignor Casale – occorre essere molto prudenti. Se infatti l’esistenza e l’azione del demonio sono chiaramente affermate dalla Dottrina della Chiesa, non si può infatti innescare la tendenza a «demonizzare» tutto. Parlare di demòni non consiste nel far riecheggiare qualche eco di antiche credenze medioevali, ma è semplicemente ribadire la Dottrina della Chiesa, affermata in anni recenti nel Catechismo della Chiesa Cattolica (1992), nelle catechesi di Giovanni Paolo II (14 e 21.8.1986) e di Paolo VI, il quale il 16 novembre 1972 affermava: «Oggi, uno dei bisogni maggiori è la difesa da quel male che chiamiamo demonio. Un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà, misteriosa e paurosa. Esce dal quadro dell’insegnamento biblico ed ecclesiastico chi rifiuta di riconoscerla esistente»..

La condanna verso ogni forma di magia e superstizione, espressa nella Bibbia, è illustrata ai numeri 2115-2217 del Catechismo della Chiesa Cattolica. Anche quando – nella maggioranza dei casi – sarebbe eccessivo presupporre un intervento del demonio, si tratta pur sempre di un atteggiamento psicologico e «culturale» incompatibile con la fede.

Non esistono – come vorrebbe qualche operatore dell’occulto – maghi, cartomanti e astrologi «buoni» e altri «cattivi». La magia e le pratiche superstiziose in genere sono una deviazione del senso religioso ed un tentativo di sostituirsi a Dio esercitando la propria volontà di dominio e potenza sugli eventi, sulla natura e il prossimo, anziché assumere un atteggiamento umile di richiesta e supplica nella preghiera.

 

Spiritismo e Cristianesimo

di Andrea Menegotto


Lo spiritismo è un pratica e una dottrina che afferma che i morti o altre entità manifestano la loro presenza alle persone attraverso chiaroveggenti, medium o "canali" facendo uso di segni, rumori speciali o altre forme di comunicazione. La Nota Pastorale della Conferenza Episcopale Toscana, A proposito di magia e di demonologia, afferma:

"La peggiore e più grave forma di divinazione è la necromanzia o spiritismo, ossia il ricorso agli spiriti dei morti per entrare in contatto con loro e svelare il futuro o qualche suo aspetto" [1].



1. Breve storia e origini dello spiritismo

Lo spiritismo, come attesta anche l’Antico Testamento, è stato praticato in diverse forme fin dall’antichità, ma le sue origini - come corrente culturale e come movimento - sono spesso attribuite alle esperienze che ebbe negli Stati Uniti Margaret Fox (1833?-1893) con le sorelle a partire dal 1848, quando annunciarono di aver vissuto strane vicende riguardanti la comunicazione con gli spiriti dei trapassati per mezzo dell’uso di un alfabeto speciale, composto di rumori e di colpi secchi ("raps") che gli stessi spiriti avrebbero insegnato loro. Queste asserzioni ebbero un vasto credito: così in Nord America come in Europa (dove peraltro c’erano stati medium attivi già qualche decennio prima delle sorelle Fox) cominciarono a diffondersi rapidamente le pratiche spiritiche. Alcuni medici, studiando tale fenomeno, asserirono che i rumori erano ottenuti semplicemente facendo crocchiare le ginocchia e le dita dei piedi.

Un altro medium, l’americano Andrew Jackson Davis (1826-1910), diede incremento a questa dottrina affermando di essere capace di esercitare in uno stato di "trance" certe attività mentali che in condizioni normali non sarebbe riuscito a compiere. Nel 1872 il pastore inglese William Stainton Moses, divenne editore del giornale spiritista "Light" e scrisse diversi libri inerenti lo spiritismo. Il movimento fu screditato dalla comparsa di un numero considerevole di ciarlatani che utilizzavano grossolani trucchi di prestigio. La stessa Margaret Fox, divenuta anziana, asserì di aver usato una serie di trucchi durante le sue sedute spiritiche, anche se in seguito ritrattò la sua ritrattazione. Spesso le indagini serie, svolte in seguito da medici su questi fenomeni, hanno rivelato clamorosi imbrogli nelle attività di diversi altri medium. La Società per le Ricerche Fisiche (Society for Psychical Research) nacque con lo scopo di esaminare le manifestazioni e i fenomeni spiritici. Da qui ha origine la parapsicologia, che studia e indaga su ogni evento che la scienza tradizionale non riesce a spiegare scientificamente.

Va notato, però, che la pratica dello spiritismo era diventata abituale già nel Settecento, nell’ambiente influenzato dalle teorie del medico svevo Franz Anton Mesmer (1734-1815) [2], fondatore della teoria del "magnetismo universale" ed anche di una massoneria "di frangia" (la Società dell’Armonia Universale). Afferma Massimo Introvigne:

"....Mesmer, come oggi si riconosce, ha inventato.… l’ipnosi prima di Braid,.... l’attenzione all’inconscio prima di Freud. Non stupisce pertanto che abbia inventato anche lo spiritismo prima delle sorelle Fox" [3].

La teoria di Mesmer sul "magnetismo universale" viene ben sintetizzata dallo stesso studioso:

" ....si fonda sull’idea dell’esistenza di un ‘fluido universale’, sostanza sottile che pervade tutto l’universo senza lasciare spazi vuoti. Il fluido circola pure nel corpo umano; anzi nel caso di un blocco o stasi della circolazione, insorge la malattia, che può essere curata con la ‘magnetizzazione’, provocando nel paziente una lieve crisi (di tipo sonnambolico) o più acuta - e per Mesmer più efficace - di tipo convulsivo... Che cosa c’entra in tutto questo lo spiritismo? Più di quanto non possa sembrare, perché la ‘magnetizzazione’ libera il ‘senso interno’ del paziente consentendogli di stabilire un particolare rapporto con il fluido universale, che - proprio per la sua universalità - permette di entrare in relazione con mondi invisibili. E’ possibile, per esempio, che un soggetto ‘magnetizzato’ veda il proprio corpo, o anche il corpo di un’altra persona, diagnosticando così nel modo più esatto una malattia, e perfino veda avvenimenti o persone del passato o del futuro; Mesmer, .... non amava si parlasse di ‘spiriti’ e attirava l’attenzione sulla spiegazione scientifica dei fenomeni tramite il fluido: ma di fatto si trattava di entrare in contatto con persone che erano vissute sulla terra ed erano morte. Mesmer inoltre considerava preferibile la crisi convulsiva.... al più blando sonnambulismo; ma era proprio nel sonnambulismo che il soggetto ‘magnetizzato’ entrava più spesso in contatto con entità che sembrano proprio spiriti di persone defunte, e si esprimevano perfino con la loro voce" [4].

La teoria di Mesmer sta anche alla base di alcune "pratiche terapeutiche alternative" (dette comunemente "medicine alternative"), dal momento che esse, oltre a fare riferimento a sistemi di pensiero magici o inconciliabili con il Cristianesimo, spesso si rifanno all’idea del "fluido" o "energia universale" e pongono dunque le loro origini in un contesto spiritico.



2. Sviluppi dello spiritismo

Allo sviluppo dello spiritismo hanno contribuito diversi scrittori tra i quali spiccano Allan Kardec (1804-1860) e Sir Arthur Conan Doyle (1859-1930). Kardec viene considerato uno dei padri dello spiritismo moderno, fu autore di molti libri che attribuiva alla trascrizione delle sue comunicazioni con gli spiriti. E’ suo il Libro degli spiriti (1857), ritenuto uno dei principali manifesti dello spiritismo, realizzato mettendo in ordine una cinquantina di quaderni consegnati a Kardec dai suoi amici [5].

E’ particolarmente interessante soffermarsi poi su Doyle, il creatore del famoso personaggio di Sherlock Holmes [6], per dare uno fra i tanti esempi possibili di come lo spiritismo ebbe la sua diffusione e crescita. Sherlock, il famoso detective, può essere definito come il maggior portavoce letterario del razionalismo, eppure il suo creatore divenne addirittura un propagatore della causa dello spiritismo. In effetti, benché Conan Doyle abbia dichiarato nella sua autobiografia di essere agnostico fino al 1881, data della conversione allo spiritismo, i suoi lavori precedenti riflettono già un crescente interesse e l’adesione alla dottrina spiritica. Nel romanzo Uno studio in rosso (la prima storia di Sherlock Holmes) emerge una polemica contro il Mormonismo, che assieme allo spiritismo costituiva oggetto dei suoi approfonditi studi. Entrambi i movimenti esercitavano su Conan Doyle una particolare attrazione, in quanto similari erano i presupposti circa la credenza nella esistenza e nella vita dello spirito e nella realtà e nel valore della comunicazione tra spiriti incarnati e spiriti disincarnati. Scartato però il Mormonismo, giudicandolo immorale a causa del principio della poligamia da esso all’epoca sostenuto, fu invece attratto dallo spiritismo in maniera determinante. Tanto che, spinto da uno speciale zelo missionario, spese gran parte dei suoi averi per divulgare la causa spiritica e fare nuovi proseliti in Australia, in Nuova Zelanda, in America e in Canada.

Oggi esistono negli Stati Uniti diverse "Chiese" di spiritisti, con più di 400 congregazioni che comprendono più di 180.000 membri. Tra le organizzazioni più numerose vi sono: la "International General Assembly of Spiritualists", con sede a Norfolk nella Virginia; la "National Spiritual Alliance" a Keene nel New Hampshire; e la "National Spiritualist Association of Churches", a Cassadaga in Florida. Su scala internazionale una delle organizzazioni più importanti è la Scuola Scientifica Basilio, con sedi anche in Italia.

Accanto alle organizzazioni spiritiche è poi diffusa - anche in Italia -, soprattutto negli ambienti giovanili, la pratica delle "sedute spiritiche" intese come "gioco" o praticate con l’intenzione di voler cogliere qualche rivelazione particolare per il futuro anche da persone che non appartengono a società spiritiche. Tali pratiche sono classificabili nell’ambito delle "nuove credenze, in quanto non rientrano nel quadro dei movimenti, perché prive delle caratteristiche sociologiche che qualificano questi ultimi. A proposito della pratica delle sedute spiritiche Mons. Casale afferma:

"Anche in questo caso non si tratta di fenomeni su cui si può semplicemente sorridere o che possono essere trattati come mere curiosità. Occorre convincersi che la vita cristiana costituisce un tutto organico, e che un cedimento su questi punti porta con sé, presto o tardi, un cedimento generale" [7].

Attualmente nello spiritismo è molto viva la pratica del channeling, uno spiritismo più moderno di stampo tipicamente New Age. Fra i sostenitori e portavoce del channeling, e con esso di tutta l’ideologia del New Age [8], emergono in particolare alcuni autori come Ruth Montgomery, Jane Roberts, Eileen Caddy (fondatrice della comunità-giardino di Findhorn, in Scozia, la cui fondazione - avvenuta nel 1962 - viene fatta coincidere con l’inizio del New Age), J. Z. Knight (pseudonimo di Judit Darlene Hampton, che trasmette gli insegnamenti dell’entità chiamata "Ramtha"), Shirley MacLaine (nota come attrice, inizialmente discepola di "Ramtha") e la psichiatra della Columbia University di New York, Helen Schucman (1909-1991), autrice di A Course in Miracles, un testo su cui si tengono annualmente centinaia di corsi, conferenze e seminari.



3. I due diversi ambiti dello spiritismo

Come già si sarà potuto notare, è possibile individuare due diversi ambiti dello spiritismo:

1. Il primo ambito è rappresentato dallo spiritismo classico che, attraverso la pratica della seduta spiritica, vuole comunicare con le anime dei defunti. La figura fondamentale è quella del "medium", che è appunto l’intermediario fra gli spiriti e i partecipanti. Fenomeni tipici dello spiritismo sono: registrazione di voci, intuizione di eventi futuri, visioni, scrittura automatica (fenomeno per il quale un soggetto sente la propria mano spinta a scrivere, come guidata da un’altra personalità), ectoplasmi, cioè forme corporee fluidiche in cui si materializzerebbero gli spiriti. All’interno dello spiritismo classico sono individuabili due correnti che hanno riguardo alla reincarnazione tesi contrastanti:

a. gli spiritisti latini credono, secondo la teoria codificata da Kardec e ora diffusa soprattutto in America Latina, che le anime dei defunti passano da un corpo all’altro dimenticando le vite precedenti, ricalcando così la legge karmica tipica di alcune religioni orientali quali l’Induismo ed il Buddhismo,

b. gli spiritisti inglesi e statunitensi, invece, nella loro maggioranza rifiutano categoricamente ogni concetto di rinascita.



2. Esiste poi un secondo ambito detto "channeling" [9], in cui si tende a ricevere informazioni da una entità superiore, questo richiede la presenza di un canale ("channel" ) capace di ricevere le informazioni da tale entità. Seppure non esiste una chiara e netta distinzione fra il channeling e lo spiritismo classico, si può affermare che questa seconda forma di spiritismo si differenzia dalla prima perché le entità evocate non sono solo le anime dei defunti, ma anche extraterrestri, fate, gnomi, demòni, maestri spirituali o addirittura Gesù Cristo e Dio Padre. E’ chiaro che tale forma di spiritismo si ricollega ad un’idea panteistica e non a caso il channeling è molto praticato in ambienti New Age. Le entità del channeling non trasmettono semplicemente notizie circa la loro condizione nell’aldilà, come generalmente avviene nell’ambito dello spiritismo classico, ma vengono rivelati veri e propri sistemi filosofici, spesso presentati come "nuovi vangeli". Fra questi The Aquarian Gospel of Jesus Christ (il Vangelo Acquariano di Gesù Cristo) e The Urantia Book, risalenti rispettivamente ai primi ed alla metà del ventesimo secolo, hanno esercitato una influenza decisiva sulla formazione dell’ideologia del New Age. E’ stato in seguito lo stesso New Age a creare "nuovi vangeli" di impostazione gnostica e panteistica, a cui i più antichi hanno fatto da modello.



4. I culti ufologici

Con lo spiritismo, ed in modo particolare col channeling dell’ambiente New Age, hanno senza dubbio qualche parentela le cosiddette "religioni dei dischi volanti" o "culti ufologici" [10]. La parola UFO è la contrazione dell’espressione inglese "Unidentified Flying Object", che tradotta in italiano significa: "oggetto volante non identificato". I gruppi ufologici basano la loro credenza sul fatto che gli extraterrestri esistano e siano esseri estremamente evoluti, anche se questa verità sarebbe osteggiata oltre che dai governi mondiali anche dalla Chiesa Cattolica. In realtà la Chiesa assume una posizione "neutra" nei confronti del problema dell’esistenza della vita su altri pianeti, tale questione è infatti di ordine scientifico e fattuale e non direttamente teologico o dottrinale. La possibilità che su altri mondi vi sia la vita è un fatto che riguarda piuttosto la ricerca della scienza che non la Chiesa, il cui compito è quello di vivere e annunciare il Vangelo rivelato da Gesù.

I fondatori dei gruppi ufologici spesso asseriscono di avere avuto un primo contatto "fisico" con gli extraterrestri - non di rado un rapimento a bordo di un’astronave - , in seguito dichiarano di mantenere un contatto medianico con gli abitanti di altri pianeti, "viaggiando" mentalmente nello spazio, così come i medium classici, parlando con i defunti, "viaggerebbero" nel tempo. Non è sempre possibile distinguere fra coloro che si dichiarano solamente "contattati fisici" (e quindi non avrebbero propriamente a che fare con il channeling) e i "contattati psichici"; prescindendo dalla questione - i cui contorni non sono certamente ben delineati - che richiederebbe un’analisi specifica dei singoli gruppi [11], è possibile affermare che il gruppo più diffuso nel mondo, noto per la sua forte polemica con il Cattolicesimo e la propaganda della libertà sessuale, sembra essere il Movimento Raeliano, fondato dal giornalista francese Claude Vorilhon, che si fa chiamare Rael (sarebbero gli extraterrestri a chiamarlo così). Altri importanti esponenti del mondo dei culti ufologici, che raccontano nelle loro opere i "contatti" avuti con gli extraterrestri sono George Adamsky (1891-1965), Giorgio Dibitonto ed Eugenio Siragusa, fondatore del "Centro Studi Fratellanza Cosmica", che oggi prosegue con il gruppo "Nonsiamosoli". Questo, grazie soprattutto all’opera di Giorgio Bongiovanni, coinvolto anche in presunte apparizioni mariane, da Porto Sant’Elpidio (Ascoli Piceno) si è ormai esteso in diversi paesi del mondo [12].

Il "culto dei dischi volanti" pone notevoli problemi alla Chiesa, in quanto, come afferma Mons. Giuseppe Casale:

"Il contenuto di questi messaggi li rivela, senza eccezioni, come incompatibili con la fede. Si parla di reincarnazione, di canali di rivelazione extra-biblici ed extra-ecclesiali e molto spesso si sfocia in dottrine sull’uomo e sul mondo lontanissime dal cristianesimo. Quindi la Chiesa condanna queste autentiche aberrazioni" [13].

Così, come afferma Massimo Introvigne

"Si tratta di un fenomeno che non può più far semplicemente sorridere - anzi, chi lo ha liquidato sorridendo ha certamente sbagliato - perché le statistiche mostrano che percentuali impressionanti della popolazione in paesi come la Francia e l’Italia credono ai messaggi degli extra-terrestri ed esistono centinaia di religioni ufologiche" [14].



5. Un tentativo di interpretazione dei fenomeni spiritici

Possono esistere, a grandi linee, almeno quattro possibilità di rendere conto dei vari "fenomeni spiritici":

1. alcune volte essi sono frutto di imbroglio a fine di lucro;

2. altre volte le origini possono essere paranormali, e cioè sono fenomeni naturali che, essendo poco conosciuti, sono oggetto di interpretazione soprannaturale.

3. Ma anche altre cause possono essere all’origine delle manifestazioni spiritiche; si può ricordare il caso del piuttosto famoso "Movimento della Speranza": genitori che rifiutano la morte tragica dei figli pretendono di comunicare con loro attraverso una forma medianica. Non è difficile comprendere che lo stesso rifiuto della morte del figlio crea nella persona del genitore una sub-personalità che svolge il ruolo del defunto. Nonostante il sostegno di alcuni teologi cattolici, non può in ogni caso essere giustificato questo ricorso alla evocazione di spiriti (di seguito verrà esposta la posizione della Chiesa a questo proposito), inoltre i fenomeni che si producono trovano a tutti gli effetti una spiegazione psicologica. A questi genitori vanno comunque i nostri sentimenti di cristiana compassione e la nostra preghiera.

4. Infine, vi è un’altra spiegazione dei fenomeni dello spiritismo, essa è sostenuta soprattutto da alcuni esorcisti[15], ma trova anche appoggi da parte di diversi studiosi cattolici. Seppure bisogna dire che in questo ambito si ha a che fare direttamente con il mistero della vita oltre la morte e quindi non è possibile procedere con certezze assolute oltre a quelle che vengono tratte dalla Bibbia e dalla Dottrina della Chiesa, secondo queste due fonti della Fede Cattolica [16], dopo la morte le anime vanno in Paradiso, in Purgatorio o all’Inferno. Si può quindi affermare che le anime dei defunti che si presenterebbero nel corso delle sedute spiritiche o prenderebbero contatto attraverso le varie pratiche del channeling non sono altro che demòni [17]. Esistono casi - nelle vite dei Santi o dei Beati - in cui le anime si presentano soprattutto per chiedere suffragi, tuttavia occorre notare che queste apparizioni dei trapassati non sono precedute da un’esplicita volontà da parte del Santo a cui l’anima si presenta di comunicare con la dimensione ultraterrena.

6. Alcune considerazioni

A. La valutazione della Chiesa Cattolica

La Chiesa ha sempre condannato qualsiasi tentativo, diverso dalla preghiera, di mettersi in comunicazione con le anime dell’aldilà. E’ particolarmente importante mettere in evidenza i pronunciamenti ecclesiali a questo proposito, dato che spesso si cerca di conciliare lo spiritismo con la Dottrina Cattolica, facendo perno sull’ignoranza di molti cattolici su questi argomenti.

a. Uno dei primi importanti pronunciamenti risale a papa Sisto V, che nel 1585 con la Costituzione Caeli et terra Creator condanna fermamente la necromanzia ed ogni contatto con gli spiriti dei morti.

b. Il 4 agosto 1856, visto l’esplodere del fenomeno dello spiritismo, il Sant’Uffizio dichiarò "illecita, ereticale e scandalosa, la pratica di evocare le anime dei morti, riceverne responsi, ecc....".

c. Nel 1882 (1° febbraio), la Sacra Penitenzieria dichiarò illecito anche il solo assistere alle sedute e ai giochi spiritici.

d. Nel 1886 il Concilio di Baltimora affermò la possibilità che lo spiritismo fosse legato ad azione diabolica.

e. In una lettera del 10 marzo 1898 il Sant’Uffizio rispose ad un quesito che gli venne posto circa la consultazione delle anime dei defunti previa l’autorizzazione del capo delle milizie celesti (arcangelo Michele). E’ utile riportare integralmente il testo perché molto importante:

"Tizio dopo aver escluso ogni conversazione con lo spirito maligno, ha l’abitudine di evocare le anime dei defunti. Ecco come procede: mentre è solo senza altro preliminare, indirizza una preghiera al capo della milizia celeste per ottenere da lui il potere di comunicare con lo spirito di una persona determinata. Attende un po’, poi, mentre tiene la mano pronta a scrivere, sente che essa subisce un impulso che gli dà la sicurezza della presenza dello spirito. Egli espone le cose che desidera sapere e la sua mano scrive le risposte. Queste risposte sono tutte conformi alla fede cattolica e alla dottrina della Chiesa riguardo la vita futura. Per lo più si intrattengono sullo stato in cui si trova l’anima di un certo defunto, la necessità che ha di ricevere dei suffragi, eccetera. Questo modo di fare è lecito?".

Il quesito è particolarmente ricco, dato che presenta notevoli aspetti e procedure tipici dello spiritismo. Fa riferimento, infatti, alla pratica della scrittura automatica e alla conformità dei messaggi ricevuti dagli spiriti con la Dottrina Cattolica. Esso è anche singolarmente attuale, dal momento che ancora oggi circolano idee e testi che cercano di presentare la pratica spiritica come compatibile con il Cristianesimo, ignorando i vari pronunciamenti della Chiesa a tal proposito o giudicandoli antiquati e presentando lo spiritismo come una pratica che conferma la fede nelle realtà ultraterrene. Purtroppo, in varie occasioni gli autori sono sacerdoti o questi prestano le loro firme, l’esposizione delle loro credenziali accademiche o degli incarichi di una certa rilevanza ecclesiale alla presentazione degli stessi testi [18], in cui comunque manca di fatto un elemento qualificante: l’obbedienza alla Chiesa Cattolica che da secoli condanna le pratiche spiritiche, anche se a parole si possono trovare generose professioni di fede nella Chiesa. Il Sant’Uffizio afferma categoricamente che "ciò che è esposto [nel quesito] non è lecito" ed oggi - come vedremo - la Chiesa, nonostante le pretese e le affermazioni in tal senso, non muta affatto la sua posizione.

f. Nel 1917 (24 aprile) il Papa Benedetto XV, rispondendo ad un altro quesito sulla possibilità di assistere solamente in modo passivo alle pratiche spiritiche, ribadisce che "non è lecito in ogni caso" partecipare alle suddette manifestazioni, anche se queste si presentano come caratterizzate da un clima di pietà e da un’esplicita volontà di non avere a che fare con gli spiriti maligni.

g. Il Catechismo Maggiore prescritto da Pio X alle diocesi della provincia di Roma nel 1905, spiega:

"Tutte le pratiche dello spiritismo sono illecite perché superstiziose e spesso non immuni da intervento diabolico, e perciò furono dalla Chiesa giustamente proibite".

h. Al n. 49 della Lumen Gentium leggiamo:

"L’unione quindi di coloro che sono in cammino coi fratelli morti nella pace di Cristo non è minimamente spezzata, anzi, secondo la perenne fede della Chiesa, è consolidata dalla comunicazione dei beni spirituali" [19].

Se il testo principale non affronta il problema, in nota il Concilio mette in guardia dalla comunicazione che faccia ricorso a "qualunque forma di evocazione di spiriti" e richiama le prese di posizione del Magistero, soffermandosi in particolare sul pronunciamento del Sant’Uffizio del 1856 e sulla risposta di Benedetto XV del 1917, ma richiamando anche l’intervento di papa Alessandro IV del 27 settembre 1258.

i. Anche il Catechismo della Chiesa Cattolica si pronuncia in tal senso ai nn. 2116 e 2117:

"[2116] Tutte le forme di divinazione sono da respingere: ricorso a Satana o ai demoni, evocazione dei morti o altre pratiche che a torto si ritiene che ‘svelino’ l’avvenire. La consultazione degli oroscopi, l’astrologia, la chiromanzia, l’interpretazione dei presagi e delle sorti, i fenomeni di veggenza, il ricorso ai medium occultano una volontà di dominio sul tempo, sulla storia ed infine sugli uomini ed insieme un desiderio di rendersi propizie le potenze nascoste. Sono in contraddizione con l’onore e il rispetto congiunto a timore amante, che dobbiamo a Dio solo.

[2117] Tutte le pratiche di magia e di stregoneria con le quali si pretende di sottomettere le potenze occulte per porle al proprio servizio ed ottenere un potere soprannaturale sul prossimo - fosse anche per procurargli la salute - sono gravemente contrarie alla virtù della religione. Tali pratiche sono ancor più da condannare quando si accompagnano ad una intenzione di nuocere ad altri o quando in esse si ricorre all’intervento dei demoni. Anche portare gli amuleti è biasimevole. Lo spiritismo spesso implica pratiche divinatorie o magiche. Pure da esso la Chiesa mette in guardia i fedeli. Il ricorso a pratiche mediche dette tradizionali non legittima né l’invocazione di potenze cattive, né lo sfruttamento delle credulità altrui".

Lo spiritismo, a prescindere dalle intenzioni che vengono dichiarate, che possono essere anche caratterizzate da un clima di pietà, si rivela del tutto incompatibile con la Fede della Chiesa, in quanto la pretesa che lo caratterizza è quella di provocare attraverso tecniche una manifestazione della dimensione ultraterrena. Ciò contraddice i principi su cui si basa la vera Fede, che non si affida a tecniche, ma al riconoscimento della onnipotenza di Dio che nella sua bontà ascolta le preghiere che l’uomo Gli rivolge. La Chiesa, dunque, condanna lo spiritismo per il suo carattere superstizioso e deviante, prima ancora di soffermarsi sulla possibilità di un influsso demoniaco, che comunque non viene escluso.

B. Il giudizio della Parola di Dio

La lettura dello spiritismo appena considerata - portata avanti dalla Chiesa - si regge sul giudizio globale che la Bibbia fornisce a proposito dell’occultismo. Essa più volte prende posizione contro la magia, l’evocazione di spiriti, le varie forme di divinazione e di superstizione e cioè contro tutto ciò che rende a Satana un culto diretto o indiretto.

Soffermiamoci su alcuni passi particolarmente significativi.

Dt 18,10-14: "[10] Non si trovi in mezzo a te chi immola, facendoli passare per il fuoco, il suo figlio o la sua figlia, né chi esercita la divinazione o il sortilegio o l’augurio o la magia;[11] né chi faccia incantesimi, né chi consulti gli spiriti o gli indovini, né chi interroghi i morti, [12] perché chiunque fa queste cose è in abominio al Signore; a causa di questi abomini, il Signore tuo Dio sta per scacciare quelle nazioni davanti a te. [13] Tu sarai irreprensibile verso il Signore tuo Dio, [14] perché le nazioni, di cui tu vai ad occupare il paese, ascoltano gli indovini e gli incantatori, ma quanto a te, non così ti ha permesso il Signore tuo Dio".

Ger 29,8-9: "[8] Così dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Non vi traggano in errore i profeti che sono in mezzo a voi e i vostri indovini; non date retta ai sogni, che essi sognano.[9] Poiché con inganno parlano come profeti a voi in mio nome; io non li ho inviati. Oracolo del Signore".

Lv 19,26b: " Non praticherete alcuna sorta di divinazione o di magia".

Lv 19,31: "Non vi rivolgete ai negromanti né agli indovini; non li consultate per non contaminarvi per mezzo loro. Io sono il Signore, vostro Dio".

C. I pericoli dello spiritismo

E’ stato riscontrato in base a studi di psicologia e di psichiatria che il ricorso alle tecniche occulte può causare un graduale cedimento della salute mentale sino a giungere a vere e proprie alienazioni e deviazioni della personalità. Se questa considerazione è vera per l’occultismo in genere, sembra particolarmente valida per lo spiritismo. Basti un dato: nel 1855 (epoca della grande frenesia spiritica) un quarto dei 200 malati di mente dell’ospedale di Zurigo erano spiritisti. Inoltre, l’esperienza di molti esorcisti, che trova conferme da parte di vari studiosi, porta a ritenere l’occultismo una buona "porta d’entrata" per possibili problemi di ossessione, vessazione o possessione diabolica. Afferma Mons. Casale:

"E’ possibile che la pratica incauta della magia o dell’occultismo apra la strada alla possessione diabolica...." [20].

E’ stata notata in particolare una correlazione molto forte tra le sedute spiritiche e casi di infestazione o possessione diabolica.

D. Conclusione

Di fronte allo spiritismo, così come davanti tutte le altre proposte magiche e appartenenti al vasto mondo dell’occulto, l’uomo è chiamato a scegliere fra una vita vissuta nel pieno riconoscimento della Signoria di Cristo ed una vita giocata su valori completamente diversi: potere, benessere, desiderio di potenza sul prossimo e sulla creazione, ricchezza, tentativo di sottomettere alla propria volontà persino il mondo ultraterreno....

Anche attraverso le pratiche occulte ancora oggi, sempre viva ed insistente, risuona la voce del tentatore, il quale si rivolse ai progenitori - come narra il capitolo 3 della Genesi - con parole eloquenti: "... diventereste come Dio..." (Gn 3,5). Se le pratiche magiche in genere, e la magia cerimoniale in particolare, manifestano il tentativo dell’uomo di impadronirsi del potere stesso di Dio e di tutti i suoi requisiti [21], lo spiritista, invece, pretende di compiere gli stessi gesti di Cristo, in quanto vuole esercitare come Lui potere sugli spiriti, sulle malattie e rivelare gli eventi futuri. Lo spiritista, dunque, in maniera implicita o - molto più raramente - esplicita, afferma: "‘Io sono il Cristo’, in quanto come lui esercito potere sugli spiriti, sulle malattie e ho il potere della profezia sugli avvenimenti futuri".

Il messaggio contenuto nel Vangelo spiega che è stato preparato nei Cieli un posto per ognuno di noi; questa convinzione ci deve confortare e rassicurare al tempo stesso. La speranza di ritrovare le persone care nella vita eterna, nel Regno dei Cieli, deve aiutarci a sopportare con fiducia il tempo del distacco, tutti siamo destinati a compiere questo passo, per cui vi è la certezza che ci ritroveremo tutti nuovamente.

Leggiamo nel Vangelo di Giovanni al capitolo 14 che cosa afferma Gesù: "Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me, Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l’avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via" (Gv 14, 1-4). Certamente la via a cui si riferisce Gesù non è la pratica dello spiritismo, bensì è quella che ci ha insegnato Lui, cioè quella dell’amore.

L’unico modo in cui un cattolico deve rivolgersi ai defunti è quello della preghiera, chiedendo al Signore onnipotente nella sua bontà e misericordia che essi possano godere della Sua luce meravigliosa. Al contempo, le anime sante e cioè quelle che godono della vicinanza di Dio, in virtù della Comunione dei Santi, intercedono presso il Signore perché "la Chiesa dei viatori" ottenga aiuto e grazia.